A Madonna di Campiglio le montagne sono state sempre al centro della vita dei paesi e delle comunità locali, che, sviluppatesi all’ombra delle cime dell’Adamello e del Brenta affrontavano i lunghi inverni e le brevi estati con tenacia e coraggio, sapendo trarre da un territorio bellissimo ma anche duro ed impervio, il necessario per vivere e far prosperare la famiglia.
Dalle poche e magre colture si ricavavano le verdure, patate e cavoli soprattutto, che permettevano l’apporto vitaminico indispensabile, insieme alla frutta, rappresentata principalmente dalle mele, che, accuratamente conservate, si potevano consumare anche ad inverno inoltrato. E poi la polenta, ed i formaggi e gli insaccati, prelibati frutti dell’allevamento e della sapienza conserviera che ancora oggi si tramandano intatti nella loro tradizione.
Ma la vera passione delle genti di montagna sono sempre state le montagne, vissute fino in fondo, conosciute fin nei più segreti recessi e temute come si teme una madre affettuosa ma severa, con la quale non si può scherzare con incoscienza.
Proprio alle genti di montagna, ed alle guide alpine, che sulle rocciose cime apriranno vie e costruiranno rifugi è dedicato il Museo delle Guide e delle Genti di Campiglio. Si tratta di una serie di sale ricche di oggetti della gloriosa vita dei pionieri delle alpi, picozze e moschettoni, scarponi chiodati e ramponi, sci e racchette di un tempo, quando affrontare le vette non era supportato dalle innovazioni tecnologiche di oggi. E poi una galleria fotografica che immortala i protagonisti della Campiglio che fu, e non solo, anche i più celebri protagonisti della vita mondana trascorsa sulle Alpi, coloro che, in anticipo sui tempi del turismo di oggi avevano intuito che valli e montagne erano uno dei luoghi assolutamente imperdibili dove ammirare da vicino uno dei paesaggi più fantastici dell’intero arco alpino.
