La prima Guerra Mondiale scoppia nella primavera del 1914 e vede contrapposte le grandi potenze europee in una guerra lunga sanguinosa e logorante. L’Italia, nonostante fosse sulla carta alleata di Germania ed Austria entrerà in guerra contro di loro nel 1915. Le Alpi, soprattutto nella zona orientale, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia saranno coinvolte dalla guerra in maniera decisiva.

Non è più una guerra ottocentesca, combattuta su ampi fronti con attacchi di truppe e cavalleria, ben presto infatti si trasforma in guerra di trincea, lunghe fortificazioni e profondi fossati si attestano sui due fronti e per mesi e mesi le battaglie infuriano per conquistare pochi metri di terreno. L’area del Brenta e dell’Adamello sarà coinvolta a diversi livelli: da un lato lì si ambienteranno gli scenari di guerra, le fortificazioni, le trincee, le postazioni delle batterie di cannoni, e lì gli abitanti pagheranno un sanguinoso tributo di sangue e giovani vite spezzate. I paesini di alta montagna conosceranno il dramma della perdita totale o parziale della popolazione maschile giovane, partita per la guerra e mai più tornata. Questo influirà in maniera decisiva su un economia rurale già particolarmente povera, e gli anni successivi alla guerra vedranno i pochi giovani superstiti costretti ad emigrare per trovare lontano i mezzi per continuare a sostenere le famiglie. Uno degli esempi di questo movimento di popolazioni è il monumento che si trova all’ingresso di Pinzolo, dedicato agli arrotini che partiti dal paese girarono il mondo con il loro mestiere antico. A Madonna di Campiglio ogni anno vengono programmate rievocazioni storiche di quei terribili anni, attraverso mostre fotografiche, proiezioni di film e documentari, rappresentazioni teatrali che non solo illustrano quello che succedeva nei campi di battaglia ma anche in quale modo, e con quali drammatiche conseguenze i paesi dell’arco alpino orientale vivevano.
Un interessante documentazione iconografica, fatta di fotografie e di filmati riguarda i ritrovamenti di baracche e fortificazioni improvvisamente ritornati alla luce grazie al periodico ritiro del manto nevoso dei ghiacciai, conservate intatte come allora dopo esser state sepolte per un secolo sotto la neve.
A Madonna di Campiglio diverse agenzie turistiche e guide alpine vi potranno condurre attraverso boschi e vallate ad osservare i resti e le testimonianze di quel periodo drammatico della storia europea.








